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Affitti brevi a Napoli, Schifone: «Va bene il tetto, ma serve approccio complessivo del problema»

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Incentivare i piccoli proprietari immobiliari a scegliere contratti lunghi

Il Comune di Napoli ha deciso di affrontare il problema dello spopolamento del centro storico in favore della turistificazione introducendo una soglia di compatibilità tra residenzialità e affitti turistici.

La misura annunciata dal sindaco Manfredi e dall’amministrazione comunale in Commissione urbanistica prevede che, nell’area individuata all’interno del sito Unesco, il 70% delle unità immobiliari resti destinato alla residenza stabile, mentre il 30% potrà essere impiegato per le locazioni brevi. Un provvedimento che rappresenta un primo passo verso la regolamentazione del fenomeno degli affitti turistici, ma che solleva anche alcune criticità.

L’idea di porre un tetto alla crescita esponenziale degli alloggi turistici è senz’altro condivisibile, soprattutto considerando che dal 2016 gli annunci di case e stanze in affitto breve a Napoli sono aumentati di oltre l’800%.

Questo ha portato a un incremento del 7% dei valori di mercato delle locazioni residenziali e dello 0,2% di quelli commerciali, rendendo più difficile per i cittadini trovare soluzioni abitative accessibili. L’obiettivo, dunque, è quello di preservare il carattere abitato del centro storico e contenere la pressione turistica in alcune zone, come il quartiere Pendino-Porto, tra le aree più interessate dal fenomeno.

Le difficoltà dei piccoli proprietari immobiliari

Tuttavia, il limite del 30% finisce per penalizzare soprattutto i piccoli proprietari immobiliari, che spesso si affidano agli affitti brevi per integrare il proprio reddito. Se da un lato la normativa stabilisce un tetto alle nuove autorizzazioni turistiche nelle aree già sature, dall’altro non prevede alcuna misura di sostegno per chi, tra i proprietari, vorrebbe optare per la locazione residenziale ma trova difficoltoso farlo a causa di canoni meno remunerativi e rischi di morosità.

Un fattore che ha contribuito all’aumento dei canoni di locazione, infatti, è il generale caro vita, che ha spinto molti locatori a rivedere i prezzi al rialzo per far fronte all’incremento del costo della vita.

«Pensare di risolvere il problema del caro affitti semplicemente vietando solo le locazioni turistiche è un grave errore. Gli affitti sono aumentati non solo per la crescita del turismo, ma anche per l’inflazione e il costo crescente della vita. Serve un approccio più complesso, che contempli incentivi e agevolazioni per chi affitta a lungo termine, invece di limitarsi a imporre divieti» afferma Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli.

Proprio su questo punto Schifone propone un’alternativa più equilibrata: «Bisognerebbe incentivare fiscalmente i proprietari che scelgono di affittare a lungo termine, prevedendo agevolazioni sui tributi locali e un sistema di garanzie pubbliche per i pagamenti, così da rendere la locazione residenziale più competitiva rispetto a quella turistica». Questo approccio potrebbe non solo riequilibrare il mercato, ma anche garantire una maggiore stabilità abitativa per chi vive e lavora in città, favorendo la permanenza delle famiglie e dei giovani lavoratori nel centro storico.

Non solo divieti

In effetti, la regolamentazione non dovrebbe limitarsi a porre divieti, ma dovrebbe anche offrire soluzioni per rendere sostenibile la permanenza dei residenti e garantire che i piccoli proprietari non siano penalizzati rispetto ai grandi operatori del settore turistico.

Palazzo San Giacomo, oltre a stabilire un tetto massimo per gli affitti brevi, dovrebbe dunque pensare a strumenti concreti per orientare il mercato verso un equilibrio più equo tra domanda turistica e diritto all’abitare. Sarebbe utile favorire un sistema di sgravi fiscali per chi opta per la locazione residenziale, riducendo la pressione fiscale e incentivando un ritorno alla funzione abitativa del centro storico.

Solo attraverso una strategia bilanciata, che contempli sia la regolamentazione degli affitti turistici sia incentivi concreti per la residenzialità, sarà possibile contrastare lo spopolamento del centro storico senza danneggiare i cittadini. La sfida di Napoli, quindi, non è solo quella di porre limiti, ma di creare un contesto in cui i piccoli proprietari abbiano convenienza e sicurezza nel contribuire a mantenere vivo il tessuto sociale della città.

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